Sindacati militari, parla il Generale Bertolini: “da ufficiale mi hanno insegnato a dare priorità ai doveri”

Il Generale (Aus) Marco Bertolini
Il Generale (Aus) Marco Bertolini

Generale, cosa pensa delle nascenti associazioni sindacali militari?

Mi lascia molti dubbi perché è un provvedimento rivoluzionario, comunque uno la pensi sia nel bene sia nel male rimane un provvedimento che inciderà profondamente nelle Forze Armate. Queste ultime avevano già i consigli di rappresentanza del personale (Cocer, Cobar, Coir). Istituire adesso uno strumento che si vuol chiamare ‘sindacato’ rappresenta un passo molto delicato. Le Forze Armate, a differenza delle forze di polizia, hanno una struttura fortemente gerarchica. Le forze di polizia fanno capo ai questori, che fanno capo ai prefetti e, in caso di impiego per operazioni di terrorismo, fanno capo direttamente al Ministero dell’Interno. Diversamente, dalla struttura gerarchica delle FFAA (comandanti di plotone, di compagnia, di battaglione, di reggimento, di brigata) non si può prescindere. Non si può pensare di risolvere i problemi delle FFAA parlando o con gli Stati maggiori, che non possono che trattare i problemi dal punto di vista concettuale e politico molto alto, oppure esasperando una sorta di dicotomia con una base che, in realtà, non è fatta soltanto dai militari di truppa. Nel mezzo c’è una categoria, quella dei comandanti, che dev’essere ascoltata. I comandanti sono coloro che, tutti i giorni, devono fare i conti con quello che si deve fare e con quello che si può fare e affrontano questa dicotomia mettendoci la propria responsabilità, prendendo iniziative delle quali poi potranno pagarne le conseguenze. Vorrei citare il caso, abbastanza recente, del Generale Stano: temo che un approccio eccessivamente incentrato sul significato della parola ‘sindacato’ possa portare a dimenticare il ruolo dei comandanti, che sono il motore della Forza Armate.

Ma non è detto che i sindacati possano inficiare l’operatività del comando. La gerarchia delle Forze Armate rimarrebbe tale, no?

Guardi, io sono diventato ufficiale dopo aver fatto l’Accademia, dove mi hanno insegnato alcune cose, forse sbagliate, ma in quanto militare dovevo dare precedenza ai doveri rispetto ai diritti. E mi hanno detto che, come militare, quello che mi differenziava dagli altri era il fatto che non avevo alcun sindacato che non fosse il comandante. Poi la situazione è cambiata: sono nati i consigli di rappresentanza e hanno funzionato. Io credo che possa esserci del buono anche in un’iniziativa del genere, ma si deve partire dal presupposto che quello che c’era prima non era tutto sbagliato e se le Forze Armate erano organizzate in un certo modo è perché avevano dei compiti operativi. Tali compiti, per via di ragioni strutturali, non si possono ignorare. A meno che non si decida di dire: va bene, non sono più Forze Armate, ma qualcosa di diverso, ad esempio forze di polizia con le stellette? Sono operatori della sicurezza? Certo, questa può essere una scelta. Ma dobbiamo fare attenzione: tutto quello che creiamo deve evitare la smilitarizzazione perché il militare, assieme alla moneta, è quello che fa di un Paese un Paese sovrano. Senza la moneta e senza il soldato, che non è colui che opera per la legge ma per gli interessi nazionali, giusto o sbagliato che sia la sovranità non esiste.    

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