INTERVISTE

  • Sindacati militari, Pagani: “no a enfasi su singoli episodi conflittuali tra dirigenti e subordinati”

    Intervista con l’On. Alberto Pagani (PD), primo firmatario della Pdl ” Modifiche al codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo”

    D. Onorevole, il tema dei sindacati militari è una svolta storica per le Forze Armate, perché si tratta di una riforma che riconosce diritti importanti, soprattutto quello della rappresentanza sindacale degli interessi. Le osservazioni maggiori sono proprio su questo punto, perché è ampio il dissenso sull’effettiva concessione del principio sancito dalla Corte Costituzionale contenuta nella proposta del PD. Cosa ne pensa?

    R. La sentenza della Corte Costituzionale indica chiaramente la necessità che il legislatore trovi l’equilibrio tra il diritto dei lavoratori militari alla tutela sindacale ed il diritto alla sicurezza di tutti i cittadini, garantito da forze armate efficienti ed efficaci. La specificità dello strumento militare e le limitazioni che la legge dovrà prevedere sono già indicate dalla sentenza della Corte, ed il Parlamento ne deve prendere atto.

    D. Perché un sindacato militare deve essere autorizzato preventivamente dal Ministro della Difesa? Non pensa che questo significhi ledere il diritto medesimo ad associarsi liberamente?

    R. Penso che si possa rovesciare il principio, lasciando al Ministero il compito di verificare a posteriori la conformità degli statuti delle associazioni alla Costituzione ed alla Legge. Perché un’associazione sindacale possa rappresentare i militari nella trattativa con il Governo per il contratto di lavoro è ovvio che dovrà essere riconosciuta dallo Stato e giudicata conforme all’ordinamento vigente sia nelle proprie regole interne che nella rappresentatività.

    D. Diversamente dai sindacati tradizionali, la proposta prevede che la costituzione di quelli militari deve avere anche il requisito imprescindibile dell’iscrizione dei militari di tutte le categorie. Non teme che questo sia un vulnus per la costituzione dei sindacati medesimi, ovvero che l’insufficiente iscrizione di militari anche di una sola categoria possa impedirne addirittura la nascita?

    R. Nell’interesse dei militari rappresentati vogliamo evitare una frammentazione corporativa per singole categorie. Il sindacato dei marescialli che confliggesse con quello degli ufficiali superiori credo che non farebbe l’interesse di nessuno. Si può discutere sulle proporzioni, sulle percentuali di rappresentatività, ma il fatto che un sindacato debba contenere tutte le categorie, per tentare di fare una sintesi al proprio interno e non avere poi una proiezione esterna troppo rivendicativa delle istanze di una sola parte ci pare che possa dare forza agli argomenti che le nuove associazioni sindacali potranno porre sul tavolo di discussione con i vertici militari e con il Governo.

    D. Le materie escluse dalla competenza dei sindacati sono le stesse prima escluse dall’interesse della rappresentanza militare. Non si rischia di ripetere l’impostazione di una legge che è stata superata dalla sentenza della Corte Costituzionale?

    R. Direi di no, anche la sentenza della Corte pone delle limitazioni, stiamo parlando dei lavoratori delle forze armate, non del sindacato dei metalmeccanici. Un soldato sa bene quando decide di arruolarsi di doversi adattare alla vita militare, e di solito lo fa con passione ed orgoglio. I suoi diritti di lavoratore debbono essergli garantiti, come il diritto di rivendicarli attraverso una rappresentanza di carattere sindacale, nei limiti che la legge dovrà prevedere per la specificità militare.

    D. L’esercizio effettivo ed efficace della rappresentanza sindacale sarà il valore della nuova legge. La proposta è stata criticata su questo punto, perché si ritiene limitativa del diritto medesimo. Non ritiene utile per i nuovi sindacalisti il riconoscimento di tempi e luoghi ove possono esercitare la loro funzione, magari anche in servizio?

    R. Su questo come su altri punti la discussione è ancora aperta, e si può valutare un miglioramento del testo. Tuttavia voglio ricordare che non sarà la legge a fare il sindacato, ma l’impegno e la generosità degli uomini e delle donne che vorranno impegnarsi in questo difficile compito, a favore dei loro colleghi. La legge fornisce solo la cornice giuridica che sarà riempita di significato dal comportamento concreto che i sindacalisti adotteranno, e che sarà tanto più utile ai lavoratori quanto più si concentrerà sui miglioramenti delle condizioni previste dal contratto di lavoro, piuttosto che sull’enfasi dei singoli episodi conflittuali tra dirigenti e subordinati, che vanno certamente affrontati e risolti, ma sono fisiologici per qualsiasi organizzazione complessa.

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  • Sindacati militari, Rullo (Siulm): “non esistono solo doveri, è scritto nella nostra Costituzione”
    Salvatore Rullo, Presidente SIULM

    Intervista a Salvatore Rullo, Presidente del Sindacato militare Interforze SIULM

    Presidente, perché le Forze Armate dovrebbero avere un sindacato?

    Avere il sindacato non è un capriccio o tema che nasce da poco tempo. Sono 43 anni che lo chiediamo ed aspettiamo dal 1976. Anno in cui ci fu un forte movimento di lotta tra i militari (movimento militari democratici) promosso principalmente da militari dell’Aeronautica, che protestarono per molti mesi scendendo anche in piazza ed in divisa in varie città d’ Italia, tra queste Milano e Roma, chiedendo migliori condizioni economiche, di lavoro e, già da allora, diritti sindacali. Molti pagarono per quella democratica lotta che portò ad un nuovo regolamento di disciplina più avanzato e migliore per tutti e ad un passo in avanti nei diritti, che, comunque, non fu risolutivo. Finalmente, quella battaglia, anche giudiziaria, è stata vinta a Giugno 2018 con la sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale e oggi i sindacati militari sono una realtà. Dobbiamo avere il sindacato per aver diritto a partecipare, sindacalmente, come vera parte sociale con contrattazione e concertazione di secondo livello, a tutti i processi legislativi/giuridici/normativi che interessano i militari e il loro lavoro, diritto di discutere leggi di interesse, contratti e migliorare la tutela su tema fondamentali come lavoro, salute, famiglia, stato sociale, retribuzioni, pensioni. Fino ad oggi questo diritto ci è stato negato considerandoci cittadini di serie B.

    Come è stato fatto notare da alcuni appartenenti ai vertici delle Forze Armate, per gli ufficiali dovrebbero essere prioritari i doveri e non i diritti, come ha affermato anche lo stesso Gen. Bertolini in una recente intervista su questo blog. Quindi i sindacati e l’interesse verso i diritti degli appartenenti alle FFAA sarebbero in antitesi con alcuni principi del mondo militare? 

    Nulla di personale contro la persona Bertolini, che ho avuto modo di incontrare pochi giorni fa in un dibattito a Roma. Posso dire al Generale Bertolini che i suoi “dubbi sul sindacato per i militari“ ci sono noti e li ha ripetutamente manifestati, in una sorta di attacco coordinato e durissimo, che dura da mesi, contro i diritti sindacali sanciti dalla sentenza della Corte Costituzionale, insieme a qualche altro generale non più in servizio attivo, dando l’impressione anche di parlare per qualche generale in servizio. Concordo con Bertolini quando afferma che la legge sui sindacati militari “inciderà profondamente nelle Forze Armate”. Sì, inciderà positivamente su tutto il personale che oggi è senza diritti e tutele su punti fondamentali come lavoro, salute, famiglia e farà crescere l’intero comparto. È totalmente fuori luogo affermare che il sindacato è in contrasto con il mondo militare o, addirittura, mina l’ordinamento militare. In Europa non sono pochi i paesi dove i militari hanno vere associazioni rappresentative e/o sindacati e in nessun paese è stato minato il sistema o l’ordinamento. Al contrario, le tutele e i diritti in molti paesi sono migliori del nostro. Molti nemici di maggiori tutele per il personale militare, come il generale Bertolini, parlano di “doveri“ insegnati. Certo, ma i doveri viaggiano con i diritti e la bilancia è squilibrata. Le FF.AA non sono solo composte da ufficiali, che, tramite i vertici, scrivono le leggi insieme alla politica ritagliandosi norme molto vantaggiose sia per la carriera sia economiche, ma sono composte per circa il 90 % da sottufficiali e graduati. Faccio notare che noi recitiamo la formula del giuramento dichiarando fedeltà alla Repubblica, osservanza alla Costituzione e alle leggi. Non ci sono solo doveri o un mondo che può vivere o vive solo di doveri. È scritto nella nostra meravigliosa Costituzione, dove sono sanciti diritti che non si possono negare a nessun cittadino e finalmente, ricordo a tutti ancora, che nel giugno del 2018 la Corte Costituzionale ha sancito che ai militari non si può negare il diritto di costituire propri sindacati e questo diritto va necessariamente regolamentato per legge. In attesa della legge, definita “ necessaria“ dalla stessa Corte, esistono già sindacati militari e questo nessuno lo può ignorare né sottovalutare, se ne prenda atto. Tutti siamo tenuti a rispettare la sentenza che è chiarissima. Oltre i doveri, dopo troppi anni, abbiamo diritto ad avere diritti!

    I sindacati militari potranno occuparsi di tutte le “materie di interesse del personale” e, tra queste, non rientrerebbero il settore logistico-operativo, l’ordinamento, l’addestramento, le operazioni, l’impiego del personale. Lo stabilisce una proposta di legge ancora all’esame della Commissione Difesa alla Camera. Condivide?

    Nella sentenza più volte citata, la stessa Corte prevede una regolamentazione del diritto sindacale e alcune limitazioni nelle competenze. Ora la politica deve decidere. Approfitto per sollecitare la Commissione Difesa che è ferma, dopo la crisi di governo, da due mesi sul tema. I lavori sulla legge sindacale non riprendono, mentre abbiamo già denunciato che i vertici militari non attuano direttive del ministro della difesa (risalenti al 20 Agosto scorso), che prevedevano incontri tra i neo sindacati ed il personale nelle caserme (un altro passo storico), rallentando ulteriormente e inopinatamente il processo sindacale irreversibile in atto con un ostruzionismo non più comprensibile. Ci meravigliamo anche del lungo silenzio del neo Ministro della Difesa Guerini del quale, ad oggi, non si conoscono opinioni e idee riguardo il personale e la storica e necessaria legge sul sindacato militare. Certo che sarebbe un sindacato monco quello che non potrebbe occuparsi di ordinamento o logistica inerente a mezzi, strutture, attrezzature che fanno parte della vita quotidiana dei militari. Il sindacato ha il diritto di intervenire su tutto quello che coinvolge giornalmente la vita dei cittadini lavoratori in uniforme.

    Quali sono gli aspetti più “critici” sui quali il sindacato pone una maggiore attenzione?

    Purtroppo abbiamo pesanti fardelli da affrontare, dopo anni lunghissimi senza una rappresentanza vera e temi importanti per tutti i militari. La tutela della salute e del lavoro dei militari è tra le priorità. Davanti a 54 suicidi tra cittadini in uniforme dal 1° gennaio di quest’anno (anno record considerando anche le forze di polizia) ci dobbiamo porre delle domande urgenti, a fronte di assordanti silenzi sul fenomeno, su quanto non funziona e quanto si deve e può migliorare. Sono migliaia, tra malati e morti, i militari che a causa di malattie derivanti da uranio, amianto, radon ecc , senza diritti e tutele devono affrontare battaglie giudiziarie durissime per veder riconosciuti i propri diritti. Retribuzioni e previdenza sono temi urgenti e molto importanti mentre da anni si parla di una presunta specificità dei militari che, di fatto, è una scatola vuota e anzi assume valore di negatività in termini di diritti.    

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  • Sindacati militari, parla il Generale Bertolini: “da ufficiale mi hanno insegnato a dare priorità ai doveri”
    Il Generale (Aus) Marco Bertolini
    Il Generale (Aus) Marco Bertolini

    Generale, cosa pensa delle nascenti associazioni sindacali militari?

    Mi lascia molti dubbi perché è un provvedimento rivoluzionario, comunque uno la pensi sia nel bene sia nel male rimane un provvedimento che inciderà profondamente nelle Forze Armate. Queste ultime avevano già i consigli di rappresentanza del personale (Cocer, Cobar, Coir). Istituire adesso uno strumento che si vuol chiamare ‘sindacato’ rappresenta un passo molto delicato. Le Forze Armate, a differenza delle forze di polizia, hanno una struttura fortemente gerarchica. Le forze di polizia fanno capo ai questori, che fanno capo ai prefetti e, in caso di impiego per operazioni di terrorismo, fanno capo direttamente al Ministero dell’Interno. Diversamente, dalla struttura gerarchica delle FFAA (comandanti di plotone, di compagnia, di battaglione, di reggimento, di brigata) non si può prescindere. Non si può pensare di risolvere i problemi delle FFAA parlando o con gli Stati maggiori, che non possono che trattare i problemi dal punto di vista concettuale e politico molto alto, oppure esasperando una sorta di dicotomia con una base che, in realtà, non è fatta soltanto dai militari di truppa. Nel mezzo c’è una categoria, quella dei comandanti, che dev’essere ascoltata. I comandanti sono coloro che, tutti i giorni, devono fare i conti con quello che si deve fare e con quello che si può fare e affrontano questa dicotomia mettendoci la propria responsabilità, prendendo iniziative delle quali poi potranno pagarne le conseguenze. Vorrei citare il caso, abbastanza recente, del Generale Stano: temo che un approccio eccessivamente incentrato sul significato della parola ‘sindacato’ possa portare a dimenticare il ruolo dei comandanti, che sono il motore della Forza Armate.

    Ma non è detto che i sindacati possano inficiare l’operatività del comando. La gerarchia delle Forze Armate rimarrebbe tale, no?

    Guardi, io sono diventato ufficiale dopo aver fatto l’Accademia, dove mi hanno insegnato alcune cose, forse sbagliate, ma in quanto militare dovevo dare precedenza ai doveri rispetto ai diritti. E mi hanno detto che, come militare, quello che mi differenziava dagli altri era il fatto che non avevo alcun sindacato che non fosse il comandante. Poi la situazione è cambiata: sono nati i consigli di rappresentanza e hanno funzionato. Io credo che possa esserci del buono anche in un’iniziativa del genere, ma si deve partire dal presupposto che quello che c’era prima non era tutto sbagliato e se le Forze Armate erano organizzate in un certo modo è perché avevano dei compiti operativi. Tali compiti, per via di ragioni strutturali, non si possono ignorare. A meno che non si decida di dire: va bene, non sono più Forze Armate, ma qualcosa di diverso, ad esempio forze di polizia con le stellette? Sono operatori della sicurezza? Certo, questa può essere una scelta. Ma dobbiamo fare attenzione: tutto quello che creiamo deve evitare la smilitarizzazione perché il militare, assieme alla moneta, è quello che fa di un Paese un Paese sovrano. Senza la moneta e senza il soldato, che non è colui che opera per la legge ma per gli interessi nazionali, giusto o sbagliato che sia la sovranità non esiste.    

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  • Intervista a Sinibaldo Buono, presidente del SIM Aeronautica

    Perché ha deciso di costituire il Sindacato italiano dei militari (Sim) Aeronautica?

    La mia esperienza personale e professionale in questi anni mi ha fatto comprendere che i colleghi in divisa necessitavano di un supporto esterno all’amministrazione in grado di fornire risposte e, se ne necessario, intervenire a sostegno dei propri diritti. Lo strumento sindacale è, a mio avviso, una capacità necessaria non solo al militare del terzo millennio, ma, se usato con intelligenza, anche all’amministrazione. Siamo stati il primo sindacato specifico di Forza armata nella storia dell’Arma Azzurra autorizzato dal Ministro della Difesa quando lo scetticismo la faceva da padrone ovunque. Una splendida intuizione che, sono sicuro, sarà leggenda.

    Quali ritiene che siano i punti di maggior criticità della Forza Armata su cui il sindacato dovrebbe insistere?

    La nostra è una posizione conservatrice. È necessario mettere ordine a una materia che negli ultimi anni ha contribuito ad ingolfare i tribunali amministrativi. Se parliamo di tatuaggi che ledono il decoro nell’indossare una divisa è giusto che un freno vada dato. Se è vero che il tatuaggio è ormai un fenomeno di costume, non dobbiamo dimenticare che le forze armate sono tradizione, non costume. È una delle poche norme del riordino che condivido. Va disciplinato come regolarsi nei confronti di chi i tatuaggi li ha già ed è in servizio, per garantire una linea univoca nei confronti del personale

    Relativamente al riordino delle carriere, cosa chiedete?
    Il riordino delle carriere parte da un presupposto errato. Non si può pensare di sdoganare un riordino delle carriere sganciandolo dalla fase di contrattazione economica. L’attuale riordino sbilancia esageratamente gli emolumenti economici della base (i graduati) rispetto a quello dei sottufficiali e degli ufficiali. Inoltre, il mancato inserimento delle aperture delle carriere farà in modo che un giovane che oggi entra come graduato o sergente non avrà prospettive di migliorare la sua carriera in maniera automatica. Senza scendere troppo nei dettagli tecnici, va assolutamente rivisto.

    Dal mondo militare, specie da parte di graduati e generali, non sempre sono state espresse dichiarazioni in favore dei nascenti sindacati militari. Come replica le eventuali critiche?

    Posso ovviamente parlare per ciò che riguarda l’ atteggiamento osservato verso la nostra sigla sindacale e non verso altre realtà che onestamente conosco poco (non siamo l’unico sindacato specifico di Forza Armata). Per quanto riguarda il SIM Aeronautica non ho visto particolari chiusure da parte dei vertici. È ovvio che, in mancanza ancora di una legge che disciplini le nostre attività, i nostri Generali affrontano con cautela le materie sindacali. In ogni caso la mia preoccupazione e i miei pensieri non si rivolgono a ciò che pensano loro ma alla base e a coloro i quali necessitano di aiuto.

    Cosa pensa della posizione delle varie componenti politiche sulla questione dei sindacati militari?

    Abbiamo speso quest’anno a parlare e cercare di far capire a tutte le componenti politiche le nostre ragioni e la necessità di una legge che tuteli realmente i diritti dei cittadini con le stellette. Ci sono stati partiti ed esponenti politici ai quali siamo arrivati con più facilità, altri sono ancora scettici. Molto bene fratelli d’Italia e M5S, ottimo il dialogo con forza Italia mentre è iniziato da poco un confronto con alcuni esponenti del PD. La lega per ora non pervenuta. C’è tempo per portarli dalla nostra parte.

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