Il Siulm scrive all’On. Rizzo: “La Difesa non può continuare a spendere 330 mila euro al mese per rappresentanza militare e CoCeR. Dateci una buona legge sui sindacati militari”

“Spettabile presidente della Commissione Difesa On. Rizzo, nel massimo rispetto del suo ruolo ed incarico le chiediamo, anche nel rispetto dei regolamenti e procedure parlamentari della Commissione che sta ottimamente presiedendo, di condurre al termine i lavori della Commissione Difesa giungendo alla produzione di un buon testo di legge sui sindacati militari nel più breve tempo possibile.

Stiamo pazientemente aspettando una legge sui sindacati militari che, riteniamo, ci spetta anche in base a sentenza Corte Costituzionale ed è passato più di un anno e mezzo dalla pubblicazione della sentenza Corte Costituzionale sui diritti sindacali per i militari.

Leggiamo dal calendario lavori della Commissione Difesa che il 15 gennaio, al termine dei lavori pomeridiani: – Norme sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo (seguito esame C. 875-A Corda e abbinate C. 1060 Maria Tripodi e C. 1702 Pagani – Rel. Corda).

Onorevoli membri tutti della Commissione Difesa vi chiediamo il massimo impegno nel concludere i lavori in tempi brevi, con emendamenti migliorativi rispetto agli ultimi testi valutati dalla stessa commissione e portare in aula un buon testo da approvare in tempi rapidi. Non vorremmo sbagliare ma percepiamo  “resistenze” alla legge e la voglia di ritardare il più possibile o, addirittura, non approvare una legge! Si decida assolvendo ad un compito ed assumendosi  responsabilità politiche che spettano al legislatore.

Ulteriori ritardi danneggiano il personale rispetto ad un diritto di rappresentanza sindacale certificato e non più rinviabile.

Il ritardo danneggia il personale ed i sindacati riconosciuti che si trovano davanti ai muri degli stati maggiori alzati con l’alibi di “ attendere la legge “.

Il ritardare ancora danneggia l’amministrazione Difesa che continua a spendere, e secondo noi assolutamente a sprecare, l’esorbitante cifra di circa 330.000 ( trecentotrentamila ) euro al MESE, ovvero più di 4 MILIONI DI EURO ALL’ANNO per la Rappresentanza Militare ed i CoCeR di fatto superati dalla sentenza Corte Costituzionale.

Egregio Presidente Commissione Difesa e Onorevoli membri tutti della Commissione Difesa: dateci una buona legge sui sindacati militari, ci spetta ed è tanto che aspettiamo.  E’ ora!”

Il DIRETTIVO NAZIONALE DEL SINDACATO INTERFORZE SIULM

Sindacato Unitario Lavoratori Militari

Sindacati militari, le novità nella nuova proposta di legge depositata al Senato

È stata depositata pochi giorni fa al Senato una nuova proposta di legge sui sindacati militari ( DDL 1542) ” Norme sulla libertà di associazione sindacale dei militari e delega al Governo per il coordinamento normativo” a prima firma del Senatore Vincenzo D’Arienzo. Dopo aver analizzato la nuova proposta, emergono una serie di differenze rilevanti tra questa e il testo base adottato alla Camera dei Deputati.

La prima differenza riguarda il consenso preventivo del Ministro della Difesa alla volontà di costituire un sindacato. Nella proposta di legge in esame non è previsto alcun consenso e lo Statuto deve solo essere inviato al Ministero della Difesa.

Questo non dovrebbe escludere il controllo dei principi democratici, ma l’esame non è preventivo né pregiudica la costituzione del sindacato che, ovviamente, non può che ispirarsi “de facto” ai principi sanciti dalla Costituzione.

La seconda differenza, anch’essa molto rilevante, è quella che non esclude tra le materie di competenza dei sindacati, l’impiego del personale. Ad oggi vietata, viene compresa tra le materie che formano oggetto di concertazione, alla pari dei criteri generali relativi ai trasferimenti di autorità del perso­nale, alle licenze, alle aspettative e ai per­messi.

Vengono stabiliti anche due livelli di impegno in diverse materie: uno relativo alla contrattazione e un altro alla concertazione.

La nuova proposta, inoltre, a differenza del testo base conosciuto alla Camera dei Deputati, prevede:

  • la disponibilità presso le Caserme di locali idonei per l’espletamento delle attività al fine di consentire il corretto esercizio delle relazioni sindacali;
  • la possibilità di specifiche procedure di “raffreddamento” e di “conciliazione” per le controversie particolarmente complesse;  
  • anche la possibilità di costituire sindacati che coinvolgano più Forze Armate e/o Corpi di polizia ad ordinamento militare. Ciò “per evitare la parcellizzazione degli interessi”, spiega la proposta di legge; 
  • la costituzione dei sindacati sulla base di una proporzione percentuale di iscritti a valere sulla forza effettiva dell’intera Forza Armata o Corpo di polizia ad ordinamento militare o, per quanto concerne il sindacato di livello interforze, a valere sulla forza effettiva sommata. Non è stabilito, quindi, alcun limite riferito alle singole categorie;
  • non sono previsti limiti alla rieleggibilità dei delegati sindacali, ma viene specificato che non è consentita la rielezione per più di due mandati consecutivi alla carica di presidente o segretario generale della mede­sima associazione;
  • non sono previsti limiti ai distacchi ed ai permessi sindacali. Il numero si rimette ad un regolamento specifico assegnati sulla base dell’effettiva rappresen­tatività del personale. In ogni caso dai medesimi sono escluse le riunioni degli Organismi direttivi delle Associazioni;
  • le associazioni sono legittimate a pro­muovere il ricorso avanti agli organi giuri
  • sdizionali militari per la tutela dei diritti de­gli organismi sindacali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sindacati militari, le prime dichiarazioni dopo gli incontri con i partiti di governo

Nel pomeriggio di mercoledì 13 novembre le associazioni sindacali militari sono stati convocati dall’On. Alberto Pagani nella sede del Partito democratico per discutere i punti cruciali della proposta di legge a prima firma del deputato. Il giorno successivo, giovedì, i rappresentanti dei sindacati hanno incontrato, invece, l’On. Emanuela Corda del M5Stelle.

Ecco le prime dichiarazioni di alcune delle associazioni sindacali militari che hanno partecipato alle riunioni.

“Al netto delle due giornate di confronto con le forze di maggioranza, giornate che riteniamo altamente produttive sia per l’impegno e l’interesse dimostrati sia per l’occasione che più di ogni altra permette tra le Associazioni Sindacali un incontro ed un confronto proficuo e funzionale, ci sentiamo di esprimere una nota di soddisfazione che alimenta la speranza di avere un tessuto normativo che possa rivelarsi positivo ma soprattutto disponibile in tempi relativamente brevi” scrive il SIULM in una nota.

“Gli argomenti trattati hanno spaziato dalla libertà della forma associativa all’eliminazione dei troppi paletti che, cozzando con la nostra Carta Costituzionale (Art. 39), snaturerebbero la natura e capacità di impegno concreto delle nascenti Associazioni.

I segnali trasmessi e dalla compagine del Partito Democratico e della compagine del Movimento 5 Stelle lasciano intendere che tali asperità, a seguito di attività di confronto e disamina, possano essere agilmente superate per favorire piena agibilità, libertà di organizzazione ed una gestione democratica delle Associazioni.

Unico scoglio, parlando a carte scoperte, rimane la gestione delle controversie che, da quanto apprendiamo non si avvicina minimamente alla tanto auspicata competenza del Giudice Ordinario per la sua funzione naturale. Si è appreso, pertanto, che le compagini sono allo studio di soluzioni alternative che possano essere soddisfacenti per tutte le parti in causa. Ci riserviamo, quindi, di attendere maggiori delucidazioni in merito.

Nel ringraziare i partiti di maggioranza per quanto fatto in queste intense 48 ore e cogliamo l’occasione per stigmatizzare fortemente questo incessante vociare di generali politicizzati che continuano a sfruttare a loro piacimento la macchina mediatica che la politica mette a loro disposizione dichiarando a gran voce che il SIULM non vuole assolutamente pretendere di entrare nel merito delle decisioni del parlamento sui teatri operativi e sulla gestione delle missioni fuori dai confini nazionali e non crede assolutamente e mai tenderà verso la smilitarizzazione delle Forze Armate, continuando a difendere l’idea e praticare la mission di renderci istituto di garanzia per la democrazia. La nostra uniforme è e resterà la nostra pelle. Approfittiamo, inoltre, dell’occasione per esprimere ancora una volta piena solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti nell’attentato di Kirkuk” conclude il sindacato interforze SIULM.

“Nell’incontro di oggi in Parlamento” ha dichiarato il presidente di SIM Aeronautica, Sinibaldo Buono, ieri sera” con le maggiori sigle sindacali militari Il movimento 5 stelle, rappresentato dagli onorevoli Corda e Aresta (Quarta Commissione Difesa), ha dimostrato ampia apertura nel condividere la competenza esclusiva del giudice ordinario per le controversie sindacali in luogo del giudice amministrativo”.

“Posizione, questa, in contrapposizione con le perplessità evidenziate dal Pd nell’incontro di ieri al Nazareno, ce lo aspettavamo ovviamente – continua – Corre l’obbligo pertanto di riconoscere la volontà del partito dei 5 stelle di dare, da sempre, la migliore legge sindacale
possibile ai militari (sulla questione delle attribuzioni esclusive al giudice ordinario si era, nei mesi scorsi, espresso già positivamente il loro capo politico Luigi Di Maio) e aspettiamo ora con ansia la discussione in aula per verificare le posizioni espresse dalle varie
compagini politiche (anche quelle non ancora pervenute) a confronto”.

Il Presidente del Nuovo Sindacato Carabinieri, Massimiliano Zetti, ha dichiarato in una nota: “I militari non possono più attendere i tempi della politica, abbiamo bisogno di sindacati veri ed operativi! Per questo si proceda subito verso la forma sindacale già collaudata nel Comparto Sicurezza, quella delle Polizie civili”.

“Dopo oltre un anno e mezzo dalla emanazione della storica sentenza n.120/2018 della Corte Costituzionale, che ha cancellato il divieto per i militari di iscriversi ai sindacati di categoria, è inammissibile che le nostre prerogative siano bloccate dall’incapacità della politica di trovare le giuste soluzioni.

Per questo la nostra proposta è quella di modificare la normativa già in vigore da oltre 20 anni per le Polizie civili, in modo da applicarla fin da subito anche ai militari e procedere verso una piena e completa sindacalizzazione, dando così l’opportunità ad un mondo rimasto “autoreferenziale” per troppo tempo di aprirsi a quelle dinamiche che consentano di avere amministrazioni moderne ed al passo con i tempi.”

“Se la legge dovesse equipararci ad un’associazione bocciofila, con tutto il rispetto per tali associazioni – ha concluso Zetti – la politica troverà presto in piazza anche i militari con tutta la loro rabbia”.

Sindacati militari, Pagani: “no a enfasi su singoli episodi conflittuali tra dirigenti e subordinati”

Intervista con l’On. Alberto Pagani (PD), primo firmatario della Pdl ” Modifiche al codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo”

D. Onorevole, il tema dei sindacati militari è una svolta storica per le Forze Armate, perché si tratta di una riforma che riconosce diritti importanti, soprattutto quello della rappresentanza sindacale degli interessi. Le osservazioni maggiori sono proprio su questo punto, perché è ampio il dissenso sull’effettiva concessione del principio sancito dalla Corte Costituzionale contenuta nella proposta del PD. Cosa ne pensa?

R. La sentenza della Corte Costituzionale indica chiaramente la necessità che il legislatore trovi l’equilibrio tra il diritto dei lavoratori militari alla tutela sindacale ed il diritto alla sicurezza di tutti i cittadini, garantito da forze armate efficienti ed efficaci. La specificità dello strumento militare e le limitazioni che la legge dovrà prevedere sono già indicate dalla sentenza della Corte, ed il Parlamento ne deve prendere atto.

D. Perché un sindacato militare deve essere autorizzato preventivamente dal Ministro della Difesa? Non pensa che questo significhi ledere il diritto medesimo ad associarsi liberamente?

R. Penso che si possa rovesciare il principio, lasciando al Ministero il compito di verificare a posteriori la conformità degli statuti delle associazioni alla Costituzione ed alla Legge. Perché un’associazione sindacale possa rappresentare i militari nella trattativa con il Governo per il contratto di lavoro è ovvio che dovrà essere riconosciuta dallo Stato e giudicata conforme all’ordinamento vigente sia nelle proprie regole interne che nella rappresentatività.

D. Diversamente dai sindacati tradizionali, la proposta prevede che la costituzione di quelli militari deve avere anche il requisito imprescindibile dell’iscrizione dei militari di tutte le categorie. Non teme che questo sia un vulnus per la costituzione dei sindacati medesimi, ovvero che l’insufficiente iscrizione di militari anche di una sola categoria possa impedirne addirittura la nascita?

R. Nell’interesse dei militari rappresentati vogliamo evitare una frammentazione corporativa per singole categorie. Il sindacato dei marescialli che confliggesse con quello degli ufficiali superiori credo che non farebbe l’interesse di nessuno. Si può discutere sulle proporzioni, sulle percentuali di rappresentatività, ma il fatto che un sindacato debba contenere tutte le categorie, per tentare di fare una sintesi al proprio interno e non avere poi una proiezione esterna troppo rivendicativa delle istanze di una sola parte ci pare che possa dare forza agli argomenti che le nuove associazioni sindacali potranno porre sul tavolo di discussione con i vertici militari e con il Governo.

D. Le materie escluse dalla competenza dei sindacati sono le stesse prima escluse dall’interesse della rappresentanza militare. Non si rischia di ripetere l’impostazione di una legge che è stata superata dalla sentenza della Corte Costituzionale?

R. Direi di no, anche la sentenza della Corte pone delle limitazioni, stiamo parlando dei lavoratori delle forze armate, non del sindacato dei metalmeccanici. Un soldato sa bene quando decide di arruolarsi di doversi adattare alla vita militare, e di solito lo fa con passione ed orgoglio. I suoi diritti di lavoratore debbono essergli garantiti, come il diritto di rivendicarli attraverso una rappresentanza di carattere sindacale, nei limiti che la legge dovrà prevedere per la specificità militare.

D. L’esercizio effettivo ed efficace della rappresentanza sindacale sarà il valore della nuova legge. La proposta è stata criticata su questo punto, perché si ritiene limitativa del diritto medesimo. Non ritiene utile per i nuovi sindacalisti il riconoscimento di tempi e luoghi ove possono esercitare la loro funzione, magari anche in servizio?

R. Su questo come su altri punti la discussione è ancora aperta, e si può valutare un miglioramento del testo. Tuttavia voglio ricordare che non sarà la legge a fare il sindacato, ma l’impegno e la generosità degli uomini e delle donne che vorranno impegnarsi in questo difficile compito, a favore dei loro colleghi. La legge fornisce solo la cornice giuridica che sarà riempita di significato dal comportamento concreto che i sindacalisti adotteranno, e che sarà tanto più utile ai lavoratori quanto più si concentrerà sui miglioramenti delle condizioni previste dal contratto di lavoro, piuttosto che sull’enfasi dei singoli episodi conflittuali tra dirigenti e subordinati, che vanno certamente affrontati e risolti, ma sono fisiologici per qualsiasi organizzazione complessa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Orfini: “un sindacato anche per i militari” E Pagani e la Corda convocano i segretari generali

Questa mattina il deputato Pd Matteo Orfini ha pubblicato sulla rivista online ‘Left Wing’ un intervento sui sindacati militari. Con molta probabilità la riflessione scaturisce dalla ripresa del dibattito parlamentare sui sindacati prevista nei prossimi giorni, anticipata dagli incontri organizzati dai due primi firmatari delle proposte di legge sull’associazionismo sindacale militare. A cominciare dall’incontro di oggi tra l’On. Alberto Pagani, la Sen. Roberta Pinotti e le principali sigle delle associazioni sindacali militari che si svolgerà al Nazareno. Un altro incontro in programma domani è stato convocato invece dalla deputata del M5S Emanuela Corda, prima firmataria della proposta di legge “Norme sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo” (875), il cui iter in commissione Difesa ha preso il via a gennaio di quest’anno.

“Quando si parla di diritti non possono esserci zone franche, soprattutto per un grande partito di sinistra che fa di queste battaglie la propria ragion d’essere”. Scrive Orfini sul sito ‘Left Wing’ e prosegue: “Proprio per questo sono convinto che la questione della libertà di associazione sindacale dei militari vada affrontata con convinzione, e che la posizione del mio partito debba essere più coraggiosa. Soprattutto dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato il divieto per questi particolari “lavoratori” di iscriversi ai sindacati. La penso come la Corte: i sindacati nelle Forze Armate contribuiscono al buon andamento dell’Organizzazione. Ed è per questo che appare assurdo debbano essere autorizzati preventivamente dal Ministro della Difesa.

Se è vero che i militari hanno una particolare specificità in ragione del loro impiego e che le esperienze maturate nei 40 anni della Rappresentanza Militare sono state significative, questi fattori devono manifestarsi anche sui sindacati, definendo le materie oggetto di contrattazione, aggiungendone altre rispetto alle attuali e ampliando le possibilità di intervento con proposte e pareri – per quanto non vincolanti – anche sull’esercizio dell’attività di comando nonché sui livelli gerarchici di competenza. È nelle cose che i sindacati debbano esercitare attività di tutela e di conciliazione individuale e collettiva sulle materie di competenza. Tutte le più affermate teorie sull’organizzazione del lavoro indicano nella partecipazione attiva ed effettiva del personale nelle scelte strategiche delle aziende un elemento fondamentale per migliorare il rendimento e il benessere.

Nelle Forze Armate è ancora più vero, perché la risorsa umana rappresenta la parte principale dell’organizzazione. Ed allora, occorre più coraggio: mettiamo ad esempio i nuovi sindacalisti nelle condizioni di agire attraverso distacchi e permessi sindacali, ovviamente in base all’effettiva rappresentanza riconosciuta in capo all’associazione sindacale militare di appartenenza. Per evitare la parcellizzazione degli interessi, mi sembra opportuno prevedere anche la possibilità di costituire sindacati che coinvolgano più Forze Armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare. Allo stesso tempo va affermato il principio che i militari eletti negli organismi dirigenti dei sindacati militari non siano perseguibili disciplinarmente per le opinioni espresse nell’espletamento dei compiti connessi con lo specifico mandato.

La stessa organizzazione dei sindacati militari non può, insomma, che essere simile ai sindacati che conosciamo: deleghe sindacali, rappresentanza sulla base degli iscritti, finanziamento esclusivamente dai tesserati e cariche elettive. Come pure sarà importante consentire il corretto esercizio delle relazioni sindacali attraverso la disponibilità presso le caserme di locali idonei per l’espletamento delle attività. Tutte le innovazioni potranno comportare qualche difficoltà oggettiva. Proprio per questo, a fronte di una così importante innovazione, occorrerà stabilire specifiche procedure di raffreddamento e di conciliazione per le controversie particolarmente complesse. Insomma, serve una riforma che non neghi diritti e nemmeno crei confusioni, ma che declini effettivamente il principio sancito dalla Corte Costituzionale affinché la struttura militare possa essere sempre più efficiente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA