Sindacati militari, le prime dichiarazioni dopo gli incontri con i partiti di governo

Nel pomeriggio di mercoledì 13 novembre le associazioni sindacali militari sono stati convocati dall’On. Alberto Pagani nella sede del Partito democratico per discutere i punti cruciali della proposta di legge a prima firma del deputato. Il giorno successivo, giovedì, i rappresentanti dei sindacati hanno incontrato, invece, l’On. Emanuela Corda del M5Stelle.

Ecco le prime dichiarazioni di alcune delle associazioni sindacali militari che hanno partecipato alle riunioni.

“Al netto delle due giornate di confronto con le forze di maggioranza, giornate che riteniamo altamente produttive sia per l’impegno e l’interesse dimostrati sia per l’occasione che più di ogni altra permette tra le Associazioni Sindacali un incontro ed un confronto proficuo e funzionale, ci sentiamo di esprimere una nota di soddisfazione che alimenta la speranza di avere un tessuto normativo che possa rivelarsi positivo ma soprattutto disponibile in tempi relativamente brevi” scrive il SIULM in una nota.

“Gli argomenti trattati hanno spaziato dalla libertà della forma associativa all’eliminazione dei troppi paletti che, cozzando con la nostra Carta Costituzionale (Art. 39), snaturerebbero la natura e capacità di impegno concreto delle nascenti Associazioni.

I segnali trasmessi e dalla compagine del Partito Democratico e della compagine del Movimento 5 Stelle lasciano intendere che tali asperità, a seguito di attività di confronto e disamina, possano essere agilmente superate per favorire piena agibilità, libertà di organizzazione ed una gestione democratica delle Associazioni.

Unico scoglio, parlando a carte scoperte, rimane la gestione delle controversie che, da quanto apprendiamo non si avvicina minimamente alla tanto auspicata competenza del Giudice Ordinario per la sua funzione naturale. Si è appreso, pertanto, che le compagini sono allo studio di soluzioni alternative che possano essere soddisfacenti per tutte le parti in causa. Ci riserviamo, quindi, di attendere maggiori delucidazioni in merito.

Nel ringraziare i partiti di maggioranza per quanto fatto in queste intense 48 ore e cogliamo l’occasione per stigmatizzare fortemente questo incessante vociare di generali politicizzati che continuano a sfruttare a loro piacimento la macchina mediatica che la politica mette a loro disposizione dichiarando a gran voce che il SIULM non vuole assolutamente pretendere di entrare nel merito delle decisioni del parlamento sui teatri operativi e sulla gestione delle missioni fuori dai confini nazionali e non crede assolutamente e mai tenderà verso la smilitarizzazione delle Forze Armate, continuando a difendere l’idea e praticare la mission di renderci istituto di garanzia per la democrazia. La nostra uniforme è e resterà la nostra pelle. Approfittiamo, inoltre, dell’occasione per esprimere ancora una volta piena solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti nell’attentato di Kirkuk” conclude il sindacato interforze SIULM.

“Nell’incontro di oggi in Parlamento” ha dichiarato il presidente di SIM Aeronautica, Sinibaldo Buono, ieri sera” con le maggiori sigle sindacali militari Il movimento 5 stelle, rappresentato dagli onorevoli Corda e Aresta (Quarta Commissione Difesa), ha dimostrato ampia apertura nel condividere la competenza esclusiva del giudice ordinario per le controversie sindacali in luogo del giudice amministrativo”.

“Posizione, questa, in contrapposizione con le perplessità evidenziate dal Pd nell’incontro di ieri al Nazareno, ce lo aspettavamo ovviamente – continua – Corre l’obbligo pertanto di riconoscere la volontà del partito dei 5 stelle di dare, da sempre, la migliore legge sindacale
possibile ai militari (sulla questione delle attribuzioni esclusive al giudice ordinario si era, nei mesi scorsi, espresso già positivamente il loro capo politico Luigi Di Maio) e aspettiamo ora con ansia la discussione in aula per verificare le posizioni espresse dalle varie
compagini politiche (anche quelle non ancora pervenute) a confronto”.

Il Presidente del Nuovo Sindacato Carabinieri, Massimiliano Zetti, ha dichiarato in una nota: “I militari non possono più attendere i tempi della politica, abbiamo bisogno di sindacati veri ed operativi! Per questo si proceda subito verso la forma sindacale già collaudata nel Comparto Sicurezza, quella delle Polizie civili”.

“Dopo oltre un anno e mezzo dalla emanazione della storica sentenza n.120/2018 della Corte Costituzionale, che ha cancellato il divieto per i militari di iscriversi ai sindacati di categoria, è inammissibile che le nostre prerogative siano bloccate dall’incapacità della politica di trovare le giuste soluzioni.

Per questo la nostra proposta è quella di modificare la normativa già in vigore da oltre 20 anni per le Polizie civili, in modo da applicarla fin da subito anche ai militari e procedere verso una piena e completa sindacalizzazione, dando così l’opportunità ad un mondo rimasto “autoreferenziale” per troppo tempo di aprirsi a quelle dinamiche che consentano di avere amministrazioni moderne ed al passo con i tempi.”

“Se la legge dovesse equipararci ad un’associazione bocciofila, con tutto il rispetto per tali associazioni – ha concluso Zetti – la politica troverà presto in piazza anche i militari con tutta la loro rabbia”.

Sindacati militari, Pagani: “no a enfasi su singoli episodi conflittuali tra dirigenti e subordinati”

Intervista con l’On. Alberto Pagani (PD), primo firmatario della Pdl ” Modifiche al codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo”

D. Onorevole, il tema dei sindacati militari è una svolta storica per le Forze Armate, perché si tratta di una riforma che riconosce diritti importanti, soprattutto quello della rappresentanza sindacale degli interessi. Le osservazioni maggiori sono proprio su questo punto, perché è ampio il dissenso sull’effettiva concessione del principio sancito dalla Corte Costituzionale contenuta nella proposta del PD. Cosa ne pensa?

R. La sentenza della Corte Costituzionale indica chiaramente la necessità che il legislatore trovi l’equilibrio tra il diritto dei lavoratori militari alla tutela sindacale ed il diritto alla sicurezza di tutti i cittadini, garantito da forze armate efficienti ed efficaci. La specificità dello strumento militare e le limitazioni che la legge dovrà prevedere sono già indicate dalla sentenza della Corte, ed il Parlamento ne deve prendere atto.

D. Perché un sindacato militare deve essere autorizzato preventivamente dal Ministro della Difesa? Non pensa che questo significhi ledere il diritto medesimo ad associarsi liberamente?

R. Penso che si possa rovesciare il principio, lasciando al Ministero il compito di verificare a posteriori la conformità degli statuti delle associazioni alla Costituzione ed alla Legge. Perché un’associazione sindacale possa rappresentare i militari nella trattativa con il Governo per il contratto di lavoro è ovvio che dovrà essere riconosciuta dallo Stato e giudicata conforme all’ordinamento vigente sia nelle proprie regole interne che nella rappresentatività.

D. Diversamente dai sindacati tradizionali, la proposta prevede che la costituzione di quelli militari deve avere anche il requisito imprescindibile dell’iscrizione dei militari di tutte le categorie. Non teme che questo sia un vulnus per la costituzione dei sindacati medesimi, ovvero che l’insufficiente iscrizione di militari anche di una sola categoria possa impedirne addirittura la nascita?

R. Nell’interesse dei militari rappresentati vogliamo evitare una frammentazione corporativa per singole categorie. Il sindacato dei marescialli che confliggesse con quello degli ufficiali superiori credo che non farebbe l’interesse di nessuno. Si può discutere sulle proporzioni, sulle percentuali di rappresentatività, ma il fatto che un sindacato debba contenere tutte le categorie, per tentare di fare una sintesi al proprio interno e non avere poi una proiezione esterna troppo rivendicativa delle istanze di una sola parte ci pare che possa dare forza agli argomenti che le nuove associazioni sindacali potranno porre sul tavolo di discussione con i vertici militari e con il Governo.

D. Le materie escluse dalla competenza dei sindacati sono le stesse prima escluse dall’interesse della rappresentanza militare. Non si rischia di ripetere l’impostazione di una legge che è stata superata dalla sentenza della Corte Costituzionale?

R. Direi di no, anche la sentenza della Corte pone delle limitazioni, stiamo parlando dei lavoratori delle forze armate, non del sindacato dei metalmeccanici. Un soldato sa bene quando decide di arruolarsi di doversi adattare alla vita militare, e di solito lo fa con passione ed orgoglio. I suoi diritti di lavoratore debbono essergli garantiti, come il diritto di rivendicarli attraverso una rappresentanza di carattere sindacale, nei limiti che la legge dovrà prevedere per la specificità militare.

D. L’esercizio effettivo ed efficace della rappresentanza sindacale sarà il valore della nuova legge. La proposta è stata criticata su questo punto, perché si ritiene limitativa del diritto medesimo. Non ritiene utile per i nuovi sindacalisti il riconoscimento di tempi e luoghi ove possono esercitare la loro funzione, magari anche in servizio?

R. Su questo come su altri punti la discussione è ancora aperta, e si può valutare un miglioramento del testo. Tuttavia voglio ricordare che non sarà la legge a fare il sindacato, ma l’impegno e la generosità degli uomini e delle donne che vorranno impegnarsi in questo difficile compito, a favore dei loro colleghi. La legge fornisce solo la cornice giuridica che sarà riempita di significato dal comportamento concreto che i sindacalisti adotteranno, e che sarà tanto più utile ai lavoratori quanto più si concentrerà sui miglioramenti delle condizioni previste dal contratto di lavoro, piuttosto che sull’enfasi dei singoli episodi conflittuali tra dirigenti e subordinati, che vanno certamente affrontati e risolti, ma sono fisiologici per qualsiasi organizzazione complessa.

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Orfini: “un sindacato anche per i militari” E Pagani e la Corda convocano i segretari generali

Questa mattina il deputato Pd Matteo Orfini ha pubblicato sulla rivista online ‘Left Wing’ un intervento sui sindacati militari. Con molta probabilità la riflessione scaturisce dalla ripresa del dibattito parlamentare sui sindacati prevista nei prossimi giorni, anticipata dagli incontri organizzati dai due primi firmatari delle proposte di legge sull’associazionismo sindacale militare. A cominciare dall’incontro di oggi tra l’On. Alberto Pagani, la Sen. Roberta Pinotti e le principali sigle delle associazioni sindacali militari che si svolgerà al Nazareno. Un altro incontro in programma domani è stato convocato invece dalla deputata del M5S Emanuela Corda, prima firmataria della proposta di legge “Norme sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo” (875), il cui iter in commissione Difesa ha preso il via a gennaio di quest’anno.

“Quando si parla di diritti non possono esserci zone franche, soprattutto per un grande partito di sinistra che fa di queste battaglie la propria ragion d’essere”. Scrive Orfini sul sito ‘Left Wing’ e prosegue: “Proprio per questo sono convinto che la questione della libertà di associazione sindacale dei militari vada affrontata con convinzione, e che la posizione del mio partito debba essere più coraggiosa. Soprattutto dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato il divieto per questi particolari “lavoratori” di iscriversi ai sindacati. La penso come la Corte: i sindacati nelle Forze Armate contribuiscono al buon andamento dell’Organizzazione. Ed è per questo che appare assurdo debbano essere autorizzati preventivamente dal Ministro della Difesa.

Se è vero che i militari hanno una particolare specificità in ragione del loro impiego e che le esperienze maturate nei 40 anni della Rappresentanza Militare sono state significative, questi fattori devono manifestarsi anche sui sindacati, definendo le materie oggetto di contrattazione, aggiungendone altre rispetto alle attuali e ampliando le possibilità di intervento con proposte e pareri – per quanto non vincolanti – anche sull’esercizio dell’attività di comando nonché sui livelli gerarchici di competenza. È nelle cose che i sindacati debbano esercitare attività di tutela e di conciliazione individuale e collettiva sulle materie di competenza. Tutte le più affermate teorie sull’organizzazione del lavoro indicano nella partecipazione attiva ed effettiva del personale nelle scelte strategiche delle aziende un elemento fondamentale per migliorare il rendimento e il benessere.

Nelle Forze Armate è ancora più vero, perché la risorsa umana rappresenta la parte principale dell’organizzazione. Ed allora, occorre più coraggio: mettiamo ad esempio i nuovi sindacalisti nelle condizioni di agire attraverso distacchi e permessi sindacali, ovviamente in base all’effettiva rappresentanza riconosciuta in capo all’associazione sindacale militare di appartenenza. Per evitare la parcellizzazione degli interessi, mi sembra opportuno prevedere anche la possibilità di costituire sindacati che coinvolgano più Forze Armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare. Allo stesso tempo va affermato il principio che i militari eletti negli organismi dirigenti dei sindacati militari non siano perseguibili disciplinarmente per le opinioni espresse nell’espletamento dei compiti connessi con lo specifico mandato.

La stessa organizzazione dei sindacati militari non può, insomma, che essere simile ai sindacati che conosciamo: deleghe sindacali, rappresentanza sulla base degli iscritti, finanziamento esclusivamente dai tesserati e cariche elettive. Come pure sarà importante consentire il corretto esercizio delle relazioni sindacali attraverso la disponibilità presso le caserme di locali idonei per l’espletamento delle attività. Tutte le innovazioni potranno comportare qualche difficoltà oggettiva. Proprio per questo, a fronte di una così importante innovazione, occorrerà stabilire specifiche procedure di raffreddamento e di conciliazione per le controversie particolarmente complesse. Insomma, serve una riforma che non neghi diritti e nemmeno crei confusioni, ma che declini effettivamente il principio sancito dalla Corte Costituzionale affinché la struttura militare possa essere sempre più efficiente”.

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Sindacati militari, Guerini: “il mio convinto sostegno al percorso parlamentare”

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini

Un “convinto sostegno” al percorso parlamentare intrapreso “per dare attuazione al pronunciamento della Corte Costituzionale in ordine alle associazioni professionali di natura sindacale del personale delle Forza Armate e dei corpi di polizia a ordinamento militare, con l’auspicio di conseguire al più presto soluzioni condivise e confacenti agli interessi di tutti”.

Lo ha detto questa mattina il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, nel suo primo intervento da titolare del dicastero in audizione alle Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato.

Hanno subito espresso la propria soddisfazione i deputati Maria Tripodi (FI) e Salvatore Deidda (FdI) prendendo la parola a margine della relazione del ministro, rivolgendogli, poi, alcune domande, anche relative ad altre tematiche di interesse per le Forze Armate. Numerosi, infatti, gli interrogativi posti dai parlamentari delle diverse componenti politiche, domande alle quali il ministro darà delle risposte in occasione della prossima audizione, come ha precisato il presidente della Commissione Difesa della Camera, l’On. Rizzo.

Crescono, quindi, gli interrogativi in un momento e su una questione che richiede, invece, risposte articolate e in tempi anche brevi. È trascorso, ormai, più di un anno dalla sentenza della Corte Costituzionale (120/2018) e dalla prima proposta di legge sulla disciplina della rappresentanza sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, mentre sarà presentata a breve una nuova proposta di legge da parte di un senatore del PD, che pare essere diversa dalle posizioni espresse dallo stesso partito.

La palla passa, ora, al parlamento.

“Condivisibile e apprezzabile la volontà di sostenere il percorso parlamentare sui sindacati militari espressa dal Ministro della Difesa. Adesso non ci sono più alibi. 
Il Parlamento faccia in fretta per riconoscere i diritti dei militari già sostenuti dalla Corte Costituzionale. Se il Governo si rimette alle Camere, queste siano coraggiose affinché sia attuata una riforma che finalmente comprenda le aspettative del Comparto. Le proposte in campo non mi pare lo siano ed in più deprimono i diritti e si prestano a contenziosi costituzionali con sicura sconfitta” ha commentato il senatore Vincenzo D’Arienzo a margine dell’audizione.

“Siamo molto soddisfatti per la disponibilità e la sensibilità dimostrata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini sul tema dei sindacati militari, durante la sua
audizione in commissione sulle linee programmatiche del ministero” fanno sapere in una nota congiunta i deputati del M5Stelle in Commissione Difesa alla Camera, Emanuela Corda e Giovanni Luca Aresta.

Mentre il Sindacato Siulm commenta: “Prendiamo atto delle parole del Ministro della Difesa che dichiara un “convinto sostegno alla legge sulle Associazioni Sindacali” sperando che sia l’incipit per avere presto una buona legge che ci dia la possibilità di contribuire a migliorare le condizioni dei militari tutti. Apprezziamo inoltre i passaggi sui delicati temi dei suicidi e della previdenza complementare che fanno ben sperare”.

E il SIM Aeronautica dichiara: “Forse la lunga attesa per queste dichiarazioni ha contribuito a creare in noi aspettative che oggi non sono state pienamente soddisfatte. Ci aspettavamo  sostegno al processo di sindacalizzazione militare e non solo all’iter parlamentare della legge che ne disciplinerà aspetti e contenuti. Allo stato attuale, a 18 mesi dalla sentenza della scorte Costituzionale non possiamo ancora entrare nelle Caserme e spiegare la bontà dei nostri progetti, questo è ciò che ora continua a preoccuparci. Speriamo che le parole del Ministro siano seguite da piena operatività dei sindacati militari e da un impianto di legge che tuteli realmente i diritti dei cittadini con le stellette”.

I dibattiti nelle commissioni Difesa dei prossimi giorni ci daranno un’idea sulle reali posizioni dei diversi partiti e sulle proposte concrete e realizzabili. Perché, al di là degli spot politici, occorre una legge che tenga conto degli interessi di tutti, vero, ma soprattutto dei militari e di chi li rappresenta. Nel rispetto dei principi democratici del nostro Paese.

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Sindacati militari, Rullo (Siulm): “non esistono solo doveri, è scritto nella nostra Costituzione”

Salvatore Rullo, Presidente SIULM

Intervista a Salvatore Rullo, Presidente del Sindacato militare Interforze SIULM

Presidente, perché le Forze Armate dovrebbero avere un sindacato?

Avere il sindacato non è un capriccio o tema che nasce da poco tempo. Sono 43 anni che lo chiediamo ed aspettiamo dal 1976. Anno in cui ci fu un forte movimento di lotta tra i militari (movimento militari democratici) promosso principalmente da militari dell’Aeronautica, che protestarono per molti mesi scendendo anche in piazza ed in divisa in varie città d’ Italia, tra queste Milano e Roma, chiedendo migliori condizioni economiche, di lavoro e, già da allora, diritti sindacali. Molti pagarono per quella democratica lotta che portò ad un nuovo regolamento di disciplina più avanzato e migliore per tutti e ad un passo in avanti nei diritti, che, comunque, non fu risolutivo. Finalmente, quella battaglia, anche giudiziaria, è stata vinta a Giugno 2018 con la sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale e oggi i sindacati militari sono una realtà. Dobbiamo avere il sindacato per aver diritto a partecipare, sindacalmente, come vera parte sociale con contrattazione e concertazione di secondo livello, a tutti i processi legislativi/giuridici/normativi che interessano i militari e il loro lavoro, diritto di discutere leggi di interesse, contratti e migliorare la tutela su tema fondamentali come lavoro, salute, famiglia, stato sociale, retribuzioni, pensioni. Fino ad oggi questo diritto ci è stato negato considerandoci cittadini di serie B.

Come è stato fatto notare da alcuni appartenenti ai vertici delle Forze Armate, per gli ufficiali dovrebbero essere prioritari i doveri e non i diritti, come ha affermato anche lo stesso Gen. Bertolini in una recente intervista su questo blog. Quindi i sindacati e l’interesse verso i diritti degli appartenenti alle FFAA sarebbero in antitesi con alcuni principi del mondo militare? 

Nulla di personale contro la persona Bertolini, che ho avuto modo di incontrare pochi giorni fa in un dibattito a Roma. Posso dire al Generale Bertolini che i suoi “dubbi sul sindacato per i militari“ ci sono noti e li ha ripetutamente manifestati, in una sorta di attacco coordinato e durissimo, che dura da mesi, contro i diritti sindacali sanciti dalla sentenza della Corte Costituzionale, insieme a qualche altro generale non più in servizio attivo, dando l’impressione anche di parlare per qualche generale in servizio. Concordo con Bertolini quando afferma che la legge sui sindacati militari “inciderà profondamente nelle Forze Armate”. Sì, inciderà positivamente su tutto il personale che oggi è senza diritti e tutele su punti fondamentali come lavoro, salute, famiglia e farà crescere l’intero comparto. È totalmente fuori luogo affermare che il sindacato è in contrasto con il mondo militare o, addirittura, mina l’ordinamento militare. In Europa non sono pochi i paesi dove i militari hanno vere associazioni rappresentative e/o sindacati e in nessun paese è stato minato il sistema o l’ordinamento. Al contrario, le tutele e i diritti in molti paesi sono migliori del nostro. Molti nemici di maggiori tutele per il personale militare, come il generale Bertolini, parlano di “doveri“ insegnati. Certo, ma i doveri viaggiano con i diritti e la bilancia è squilibrata. Le FF.AA non sono solo composte da ufficiali, che, tramite i vertici, scrivono le leggi insieme alla politica ritagliandosi norme molto vantaggiose sia per la carriera sia economiche, ma sono composte per circa il 90 % da sottufficiali e graduati. Faccio notare che noi recitiamo la formula del giuramento dichiarando fedeltà alla Repubblica, osservanza alla Costituzione e alle leggi. Non ci sono solo doveri o un mondo che può vivere o vive solo di doveri. È scritto nella nostra meravigliosa Costituzione, dove sono sanciti diritti che non si possono negare a nessun cittadino e finalmente, ricordo a tutti ancora, che nel giugno del 2018 la Corte Costituzionale ha sancito che ai militari non si può negare il diritto di costituire propri sindacati e questo diritto va necessariamente regolamentato per legge. In attesa della legge, definita “ necessaria“ dalla stessa Corte, esistono già sindacati militari e questo nessuno lo può ignorare né sottovalutare, se ne prenda atto. Tutti siamo tenuti a rispettare la sentenza che è chiarissima. Oltre i doveri, dopo troppi anni, abbiamo diritto ad avere diritti!

I sindacati militari potranno occuparsi di tutte le “materie di interesse del personale” e, tra queste, non rientrerebbero il settore logistico-operativo, l’ordinamento, l’addestramento, le operazioni, l’impiego del personale. Lo stabilisce una proposta di legge ancora all’esame della Commissione Difesa alla Camera. Condivide?

Nella sentenza più volte citata, la stessa Corte prevede una regolamentazione del diritto sindacale e alcune limitazioni nelle competenze. Ora la politica deve decidere. Approfitto per sollecitare la Commissione Difesa che è ferma, dopo la crisi di governo, da due mesi sul tema. I lavori sulla legge sindacale non riprendono, mentre abbiamo già denunciato che i vertici militari non attuano direttive del ministro della difesa (risalenti al 20 Agosto scorso), che prevedevano incontri tra i neo sindacati ed il personale nelle caserme (un altro passo storico), rallentando ulteriormente e inopinatamente il processo sindacale irreversibile in atto con un ostruzionismo non più comprensibile. Ci meravigliamo anche del lungo silenzio del neo Ministro della Difesa Guerini del quale, ad oggi, non si conoscono opinioni e idee riguardo il personale e la storica e necessaria legge sul sindacato militare. Certo che sarebbe un sindacato monco quello che non potrebbe occuparsi di ordinamento o logistica inerente a mezzi, strutture, attrezzature che fanno parte della vita quotidiana dei militari. Il sindacato ha il diritto di intervenire su tutto quello che coinvolge giornalmente la vita dei cittadini lavoratori in uniforme.

Quali sono gli aspetti più “critici” sui quali il sindacato pone una maggiore attenzione?

Purtroppo abbiamo pesanti fardelli da affrontare, dopo anni lunghissimi senza una rappresentanza vera e temi importanti per tutti i militari. La tutela della salute e del lavoro dei militari è tra le priorità. Davanti a 54 suicidi tra cittadini in uniforme dal 1° gennaio di quest’anno (anno record considerando anche le forze di polizia) ci dobbiamo porre delle domande urgenti, a fronte di assordanti silenzi sul fenomeno, su quanto non funziona e quanto si deve e può migliorare. Sono migliaia, tra malati e morti, i militari che a causa di malattie derivanti da uranio, amianto, radon ecc , senza diritti e tutele devono affrontare battaglie giudiziarie durissime per veder riconosciuti i propri diritti. Retribuzioni e previdenza sono temi urgenti e molto importanti mentre da anni si parla di una presunta specificità dei militari che, di fatto, è una scatola vuota e anzi assume valore di negatività in termini di diritti.    

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