Coronavirus, il sindacato L.R.M. lancia una petizione online: riaprire gli ospedali militari

Il sindacato Libera Rappresentanza Militare al governo: “abbiamo bisogno di mascherine, guanti in lattice, gel disinfettanti, indumenti protettivi, supporto psicologico e tamponi”

“Riaprire gli ospedali militari e tutelare la salute di tutto il personale in prima linea”. Lo chiede il sindacato Libera Rappresentanza dei Militari in una nota stampa diffusa nella serata di ieri. E lancia una petizione online sulla piattaforma”change”, all’indirizzo  https://chng.it/wnWmQgvSwF .

“Attualmente l’Esercito italiano è impegnato, a tutto campo, nel fronteggiare l’emergenza Covid -19. Un supporto tradotto in ospedali da campo al servizio della popolazione e richiesto a gran voce dai governatori regionali e dai sindaci dei comuni italiani”, spiega il sindacato. E di qui l’appello al governo: “Nessun comandante che si rispetti desidera lo scudo legale, ma sicuramente pretende di essere messo nelle giuste condizioni per poter impiegare il proprio personale in sicurezza. E’ in questo modo che ognuno di loro può servire il nostro paese a testa alta, con dedizione e spirito di sacrifico. Abbiamo bisogno di mascherine, guanti in lattice, gel disinfettanti, indumenti protettivi, mascherine con filtro, supporto psicologico e tamponi. Auspichiamo di ricevere una maggiore conoscenza da parte del Presidente del consiglio: non vi devono essere disparità di trattamento rispetto agli altri ‘attori’ in campo”.

E sulla petizione online, il sindacato spiega che “il riferimento è all’ex ospedale del capoluogo siciliano, già fiore all’occhiello della sanità militare e all’ospedale miliare di Messina. Libera Rappresentanza dei militari ci tiene a sottolineare che l’attenzione viene posta in primis sulla Sicilia sia per la sua condizione strategica, sia perché potrebbe rivelarsi punto di slancio per un eventuale problema di carattere sociale. Sull’isola, infatti, un gran numero di cittadini non ha più risorse per fronteggiare questa fase di stasi; molte famiglie non possono acquistare medicinali e cibo per sopravvivere, oltre che permettersi cure. Il tutto senza tralasciare il fattore sbarchi, che, con l’arrivo dell’estate, potrebbe nuovamente incrementarsi”.

Sindacati militari: “delusi per testo di legge, la politica è ammaliata da Stati Maggiori e Comandi Generali”

Si definiscono “delusi” per il testo base C875 della legge sui sindacati militari perché “gli emendamenti proposti da tutte le forze politiche in Commissione non sono idonei a risolvere tutte quelle criticità che ormai da mesi ripetiamo”. A parlare, per mezzo nota stampa, sono i sindacati militari LRM, NSC, SAF, SCUDO CC, SIAM, SILCA, SILF, SILMA, SILME, SIM AM, SIM GDF, SIM GUARDIA COSTIERA, SIM MM, SINAFI, USIC e USIF.

“Al di là di qualche timido passo in avanti” – prosegue il comunicato stampa congiunto – “rinvenibile in alcuni emendamenti, è evidente l’assenza di una reale volontà di risolvere le questioni centrali come la sottoposizione al controllo della controparte, le materie di competenza del sindacato (in primis mancano articolazione dell’orario di servizio e la mobilità del personale), l’attribuzione della giurisdizione al “naturale” giudice del lavoro per le controversie in materia di comportamenti antisindacali ed il superamento della misurazione della rappresentatività (per singole categorie e con percentuali riferite alla forza effettiva) che costituirebbe un unicum nel panorama sindacale.

Dopo quasi due anni dalla sentenza n. 120 il Parlamento presenta un testo per noi inaccettabile e che respingiamo con forza.
È inoltre insopportabile che si continui a negare ai sindacati il diritto sancito dalla Corte Costituzionale di partecipare ai tavoli di contrattazione ed al confronto con le Amministrazioni.
Dopo i ripetuti incontri tra noi e le parti politiche, nonché dopo le audizioni in Commissione Difesa, oggi siamo profondamente delusi e stanchi di una politica che continua a mortificare i militari delle Forze Armate, i Carabinieri ed i Finanzieri, ammaliata dalle fusa degli Stati Maggiori e Comandi Generali”.

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Sindacati militari, cosa sta cambiando e cosa prevede una nuova proposta di legge

Si riapre il dibattito sui sindacati militari. E si torna a parlare di specificità dello stato giuridico, diritti del personale, riordino delle carriere, pensioni, rinnovo del contratto. Sono diciotto le sigle, delle ventinove neo costituite associazioni sindacali militari riconosciute dal Ministero della Difesa, a discuterne per la prima volta in occasione di un incontro pubblico organizzato, nei giorni scorsi, dal Sen. Vincenzo D’Arienzo. Seduti al tavolo: il SILME (Sindacato Lavoratori Esercito), SIM Aeronautica, il SILF, il Nuovo Sindacato Carabinieri, il Sindacato Autonomo Militari, il SAM, il SIULM (Interforze), il SIAM (Sindacato Aeronautica Militare), SAPAF (Corpo Forestale), Libera Rappresentanza Militare, SINAFI GdF, SINAFI, SILMA (Sindacato Italiano Lavoratori Militari Aeronautica).

“Il cittadino con le stellette vuol essere tutelato con i diritti sindacali” affermano a gran voce i segretari generali dei sindacati. Chiedono di essere ascoltati e di veder applicata la sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2018, che nell’aprile 2018 aveva abrogato il divieto per i militari di riunirsi in sindacati, e una legge che possa dar loro la “giusta tutela”, in quanto il contesto normativo non consente loro pieno riconoscimento. E sulla rappresentanza militare c’è chi, tra i presenti, dice di voler avviare un’interlocuzione tra le associazioni sindacali e i Cocer e chi afferma che la politica “avrebbe dovuto risolvere prima il problema della rappresentanza” che comporta spese onerose, da qualcuno di loro definita anche “un binario morto” perché per i militari “ha fatto poco e nulla”. Non è mancato, poi, il riferimento alla sanità militare, in cui, a parere di uno di loro, si dovrebbe intervenire istituendo un’unica sanità con la riconosciuta specificità. Un accenno è stato fatto anche al tema degli stipendi, della previdenza, dell’orario di servizio e, non da ultimo, il numero elevato di suicidi avvenuti di recente nelle Forze Armate: “dall’inizio di quest’anno 42 militari si sono tolti la vita” ricorda il rappresentante di uno dei sindacati intervenuti al dibattito.  

 Pare, però, che voci contrarie e malumori nei confronti delle associazioni sindacali militari non abbiano esitato a farsi sentire.“Da mesi subiamo forme di pressione da parte dei generali” afferma un Segretario Generale nel corso del dibattito. E in risposta i sindacati giurano di non voler creare alcuna “spaccatura” nell’apparato della difesa.  

 Il quadro normativo e la nuova proposta di legge

Ad oggi, le proposte di legge presentate in Parlamento sono tre (C. 875-A Corda, C. 1060 Maria Tripodi, C.1702 Pagani), mentre una nuova proposta di legge dovrebbe essere presentata da un parlamentare del Pd nei prossimi giorni. Nella proposta, composta da 14 articoli, si parla, citando la recente sentenza della Corte Costituzionale, di “una nuova prospettiva per l’associazionismo sindacale militare che diventa parte integrante del sistema militare e, pertanto, dovrà assumere il dovere di contribuire al miglior funzionamento dell’organizzazione militare”. Nella premessa della stessa proposta di legge viene chiarito che la rappresentanza militare è “oramai superata”  sia dalle “nuove esigenze da rappresentare”, sia a seguito della decisione della Corte Costituzionale di ritenere incostituzionale l’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), per i seguenti profili:  per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come da ultimo interpretati dalle sentenze emesse in data 2 ottobre 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, quinta sezione, nei casi «Matelly c. Francia» (ricorso n. 10609/10) e «Adefdromil c.Francia» (ricorso n. 32191/09); per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30.”

Viene specificato anche che la rappresentanza sindacale non può essere considerata “un organo di staff” e andrebbe individuata, quindi, una funzione e un’autonomia gestionale che possano conferire alle associazioni sindacali “capacità e forme di tutela degli interessi collettivi del personale”. Ma è specificato il sistema e la struttura gerarchico – piramidale in cui il nuovo strumento di rappresentanza va collocato e, quindi, “la responsabilità dell’efficienza dello strumento militare e dell’attuazione dei programmi assegnati è, in ogni caso, attribuita ai vertici”. Relativamente al riordino delle carriere, è significativa la data del 30 settembre come termine ultimo per il Governo in cui esercitare la delega per l’emanazione di decreti correttivi, così come previsto con il decreto legislativo n. 94 e, per le Forze di Polizia, con il decreto legislativo n. 95, entrambi del 29 maggio 2017.

I “carbonari” per la sindacalizzazione della Polizia e le battaglie per il riconoscimento

I sindacati della Polizia di Stato hanno vissuto decenni di dibattiti e vere e proprie battaglie politiche e sociali prima di veder realizzata una riforma del settore, di quello che al tempo era il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. A partire dalla fine degli anni Sessanta fino al 1981, i primi movimenti per la sindacalizzazione della polizia nascono per iniziativa di gruppi di “carbonari”, come loro stessi erano soliti autodefinirsi. E a metà degli anni ’70 , dopo anni di attività militante, il movimento inizia ad uscire dalla clandestinità. Il 9 ottobre 1976, con la circolare 555/318 il Ministro degli Interni, Francesco Cossiga, autorizza il personale civile e militare della Pubblica Sicurezza a riunirsi in Comitati per esprimere le proprie opinioni sulla riforma del corpo di polizia. Il lungo processo vede solo dopo molti anni il suo riconoscimento, anche in seguito ai legami consolidati dai nascenti sindacati con la Federazione unitaria Cgil – Cisl – Uil. Il primo Congresso nazionale del Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori di Polizia si tiene nel 1982, un anno dopo l’entrata in vigore della legge 121 di riforma dell’ex Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.    

Tra le testate giornalistiche di settore che in quel periodo seguivano il dibattito sul nascente movimento c’erano “Polizia Moderna”, “Rivista di Polizia”, “Ordine Pubblico”, “Nuova Polizia e Riforma dello Stato”.

Ma da una ricerca e un’analisi degli articoli di giornale dei maggiori quotidiani nazionali pubblicati a partire dagli anni Settanta sul tema dei sindacati, è possibile farsi un’idea sul livello del dibattito pubblico e politico che ha interessato la polizia e il suo processo di riforma.  A partire dal mondo politico, magistrati, prefetti, alti ufficiali delle Forze armate non sono mancati dissensi, critiche e, in alcuni casi, tentativi di ostruzionismo alla costituzione dei sindacati di polizia. Di seguito alcuni titoli e stralci di articoli tratti da Il Corriere della Sera.

da Il Corriere della Sera del 20 ottobre 1974
da Il Corriere della Sera del 5 dicembre 1974
da Il Corriere della Sera del 20 dicembre 1974
da Il Corriere della Sera del 13 gennaio 1975
da Il Corriere della Sera del 20 febbraio 1978
da Il Corriere della Sera del 30 giugno 1980
da Il Corriere della Sera del 1° luglio 1993